Comunicati stampa - "Le Iene"

La trasmissione delle “Iene” del 22/3/2012, ha fortemente leso l’immagine dei medici italiani ed in particolare quella dei medici di Medicina Generale. L’offerta terapeutica, proposta dai medici ai propri pazienti, è stata interpretata come atto condizionato da fattori di corruzione e malaffare e non come scelta dettata da scienza e coscienza. L’infondato e offensivo messaggio ha indotto sia la FNOMCEO, sia il sindacato maggiormente rappresentativo della Medicina Generale a diffondere i seguenti comunicati stampa:FNOMCEO“Il servizio di ieri sera de “Le Iene” ha presentato un’immagine della professione medica e del rapporto tra medici e cittadini tanto inquietante quanto ingannevole. Comprendiamo che chi si occupa di giornalismo in un contesto di reti commerciali, per vendere più spazi pubblicitari, deve ad ogni costo fare audience, anche attraverso un uso sensazionalistico della notizia, un fenomeno, peraltro, che meriterebbe una riflessione più generale, anche di carattere deontologico.Questo tuttavia non ci esime dal dovere di denunciare l’infondatezza e il pregiudizio di un messaggio che prefigura una professione medica svenduta ad interessi commerciali, che lucra sulle spalle dei pazienti, prescrivendo loro farmaci - siano essi generici che brand - non in ragione dei loro bisogni e della efficacia e sicurezza, ma sull’entità dei “doni“ da parte delle case farmaceutiche. Questo si chiama comparaggio e costituisce un reato penale, oltre che deontologico.Le evidenze desunte da rapporti ufficiali ci rappresentano un’altra “notizia”: la spesa farmaceutica pro capite è in calo, tanto che siamo sotto la media UE.Sta crescendo la componente data dai “generici” - meglio, “equivalenti” - con un’allargata platea di produttori, che devono essere controllati in quanto a standard di qualità, anche con strumenti di riferimento quali gli “orange book”, già previsti ed utilizzati in altri Stati. Non va inoltre sottovalutato il problema delle intolleranze agli eccipienti e della possibile confusione tra confezioni diverse in caso di pazienti in politerapia – che usano più farmaci - e in condizioni di fragilità, ad esempio anziani.In questo contesto, l’autonomia e la responsabilità prescrittiva del medico costituisce una risorsa pubblica, un ulteriore strumento di affidabilità del sistema salute, sul quale a nessuno deve essere consentito gettare ombre che non siano documentate e circostanziate, in grado cioè di costituire il presupposto di una azione penale e deontologica rigorosa nei confronti dei professionisti coinvolti. Dobbiamo, nei prossimi anni, reggere la sostenibilità di un sistema salute pubblico che sia equo, accessibile e solidale, ma che, d’altro canto, vede sempre più allargarsi la forbice tra domanda e risorse disponibili. I medici e i professionisti della salute non sono il problema ma una delle soluzioni. Non vogliamo né silenzi né omissioni laddove emergano nostre responsabilità. Chiediamo solo rispetto, perche colpendo indebitamente la nostra immagine e i nostri ruoli si mortifica una prospettiva ed una speranza. E, di questo, siamo consapevolmente orgogliosi”. (1)FIMMGInvitiamo i telespettatori che hanno seguito ieri sera la trasmissione “Le Iene” a fare una riflessione seria sulla credibilità della puntata-spazzatura. Nel servizio mandato in onda si descrive un Sistema sanitario gestito in modo malavitoso da decine di migliaia di medici, farmacisti e informatori medico scientifici nel quale i professionisti prescrivono farmaci oltre il necessario per avere in cambio regali, viaggi in località esotiche e anche automobili. Si è accusato inoltre il medico di scrivere sulla ricetta 'non sostituibile' per avere un televisore o un viaggio a Miami e non per evitare che il paziente, spesso anziano e in trattamento con numerosi farmaci, si veda cambiare il suo medicinale ogni 15 giorni a seconda della disponibilità del magazzino della farmacia più vicina". È quanto dichiara il segretario nazionale della Fimmg Giacomo Milillo. Non è nostra intenzione aprire polemiche sterili con gli autori della trasmissione, ad altri soggetti lasciamo il compito di perseguire il malaffare.Riteniamo sbagliato e scorretto il messaggio passato nelle trasmissione di ieri sera, per questo abbiamo dato mandato ai nostri avvocati di valutare l'esistenza di possibili motivazioni di querela a tutela del buon nome della categoria.Siamo invece interessati a entrare nel merito delle questioni sollevate, ribadendo con assoluta decisione le nostre convinzioni, sulla base delle quali abbiamo diffuso precise linee guida di comportamento ai nostri medici:1. Non mettiamo in discussione l’efficacia dei farmaci “generici”2. Non è assolutamente vero che i farmaci equivalenti sono identici fra loro3. Il concetto di equivalenza è riferito a sofisticati concetti farmacologici “di laboratorio” e non alla pratica medica sul campo4. Il medico ha numerosi fondati motivi che gli impongono il dovere etico di scrivere “non sostituibile” sulla ricetta, non da ultimo quello di evitare elementi di confusione quando il paziente si trova esposto a continui cambi di diversi prodotti dello stesso farmaco.Su queste affermazioni siamo pronti e disponibili a un confronto pubblico con il Prof. Garattini, citato nella trasmissione, o con altri autorevoli esperti.(2)A ulteriore chiarimento della questione, nel recente documento progammatico AIFA-MG (3) possono leggersi, riassunte, le criticità espresse sui farmaci “generici”, meglio definiti “equivalenti”, che, in gran parte, riprendono concetti già precedentemente espressi in una “position paper” della SIF (Società Italiana di Farmacologia) (4) . Con una più attenta lettura, appare inequivocabile che la apposizione di “non sostituibilità” da parte del MMG, lungi dall’essere frutto di malafede e malaffare, altro non è che la pratica conseguenza delle criticità espresse nei documenti citati della SIF e dell’AIFA.La prescrizione di un farmaco “brand” in caso di farmaci a ristretto indice terapeutico si rende necessaria, in attesa che siano chiariti i range di intervallo efficaci e sicuri dei relativi farmaci equivalenti. La difesa di un unico farmaco equivalente, magari anche scelto a caso (dal momento che non è disponibile un “Orange book” che permetta di differenziare equivalenza e qualità di più farmaci equivalenti), con la non sostituibilità, serve, non solo ad evitare confusioni del paziente, data la confezionatura differente dei vari tipi di farmaco equivalente (e non ci pare poco, soprattutto se si tratta di pazienti anziani e fragili in politerapia), ma anche a prevenire il cosiddetto fenomeno di “biocreep”, per il quale la differenza ammissibile tra generico e branded potrebbe ampliarsi ancor più tra generico e generico. La “non sostituibilità” è, inoltre, necessaria per poter valutare, di “quel farmaco equivalente”, l’efficacia (ogni individuo ha una sua individuale risposta al farmaco – non dimentichiamo che siamo nell’epoca della Farmacogenetica!-) ed eventuali intolleranze e allergie.A tal proposito, un’ultima, ma non meno importante, considerazione:se da un lato si cerca di diffondere la cultura della farmacovigilanza, come è possibile, che dall’altro la si ostacoli con una legge che consente la sostituibilità del farmaco generico? Quando nuovi farmaci vengono immessi in commercio, l’AIFA espone una lista di questi farmaci, invitando i medici a segnalare qualunque evento avverso. I farmaci equivalenti, essendo biosimilari, ma non identici, e diversificandosi per eccipienti, non possono, rispetto agli eventi avversi, ritenersi “nuovi farmaci”? E come è possibile valutarli da questo punto di vista se il farmacista ad ogni prescrizione ha la facoltà di sostituirli?Il ruolo dei medici di medicina generale, dopo la apposizione di “non sostituibilità” del farmaco branded o equivalente, comprenderà una maggiore attenzione alla segnalazione di eventuali eventi avversi. Al riguardo, però, appare necessaria una rivisitazione della normativa vigente per ciò che riguarda l’invio di tali segnalazioni, il quale necessita di un intervento semplificativo. Infatti, nell’epoca della firma digitale e dei certificati online, si potrebbe rendere più agevole la segnalazione di evento avverso, con l’utilizzo di una procedura online, come già avviene per la certificazioni di malattia.Vilipesi dai media, burocratizzati dalle Istituzioni, gravati sempre più di compiti che ci tolgono tempo alla pratica clinica, spesso accusati di tutto quanto in Sanità non funziona, i medici continuano a combattere per un imperativo deontologico: la difesa del valore umano, non solo di quello “economico”. In qualità di membri dell’attuale Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi di Napoli, non possiamo che convenire con le dichiarazioni della FNOMCEO, sottolineando che, ancor più nella situazione attuale di scarsità di risorse, i medici tutti non rappresentano certo “il problema”, come un giornalismo sensazionalistico tenta di far credere, ma sono invece la principale risorsa per reggere un sistema sanitario pubblico equo, accessibile e solidale. Resta vivo ed operante, intanto, il compito degli Ordini di vigilare sulla deontologia dei suoi iscritti.